Cascata Mixila: Una vera avventura da Vivere!
Ci sono luoghi che non si raggiungono in auto ma solo passo dopo passo, col fiato corto e gli occhi pieni di meraviglia.
La cascata mixila è uno di questi.
Un diario di viaggio di Sofia, una viaggiatrice Raya
Sofia è una ragazza di Verona che ha scelto vivere un’ esperienza di viaggio in solitaria nella Chapada Diamantina. Ci ha contattato per curare il suo primo viaggio in solitaria fuori dall’ Europa e confrontandoci, capendo quali fossero le sue esigenze e richieste, uno dei percorsi che ha compiuto è stato proprio il trekking alla cascata del Mixila. Ha voluto condividere con noi ed altri viaggiatori il suo diario di viaggio.
13 MARZO 2025
La sveglia suona alle 6.00, sono ancora un po’ stanca ma il sole che si intravede, mi riempie di energia. Oggi inizia la mia avventura di due giorni nella foresta della Chapada Diamantina e sento delle buone vibrazioni nell’aria.
Faccio una colazione abbondante nella sala da pranzo della Pousada con uova strapazzate, frutta, caffè caldo ed una fetta di pane caldo con marmellata che mi riempie subito di energia. Lo zaino preparato con tutto ciò che la guida ci ha indicato, era già pronto il giorno prima quindi, dopo la colazione, zaino in spalla e mi incammino verso il punto di ritrovo nel centro di Lençois. Ad attenermi trovo il gruppo di 4 ragazzi con i quali condividerò le prossime 48 ore: Manoel, guida locale, Clara, una ragazza del posto che fa da aiutante e due viaggiatori come me, uno australiano e uno svizzero.
Mentre aspettiamo il Pick-up in una piazzetta del centro, facciamo un punto della situazione. Controlliamo ulteriormente che abbiamo tutto il necessario per il viaggio e beviamo un altro caffè caldo da un thermos offerto con sorpresa da Manoel. Qui sono dei veri amanti del caffè!
Il Pick-up arriva e ci porta verso il punto di partenza, mentre Manoel racconta storie e leggende su Lençois. Per arrivare all’ inizio del trekking percorriamo una strada di terra battuta che viene interrotta più volte da piccoli corsi d’acqua. Una volta arrivati al punto di arrivo, ci dividiamo il peso del cibo e ci mettiamo in marcia.


L’inizio del trekking del Mixila
La prima parte è impegnativa, intraprendiamo una ripida salita rocciosa, con una vegetazione bassa per poter addentrarci poi nella fitta vegetazione della cosiddetta ‘Mata Atlantica’, il tutto sotto il sole e con lo zaino pesante ma il panorama ripaga ogni sforzo. Da lì, vedo il Pantanal Marimbus alle nostre spalle (la zona paludosa e lacustre della Chapada Diamantina) estendersi e le montagne perdersi all’orizzonte.


Iniziamo a scendere verso la vegetazione più fitta, seguendo antichi sentieri segnati dagli antichi cercatori di diamanti ed arriviamo nel punto dove dormiremo la notte. Il nostro ‘campo base’ è ai margini di un corso d’acqua. Il suolo è un grande lastricato di pietra e il nostro rifugio è ai piedi di una parete rocciosa: riparati dall’alto grazie alla forma sporgente di questa parte rocciosa e abbastanza lontani dal corso d’acqua per poter dormire tranquilli, in caso di piena improvvisa.
Facciamo qui una pausa pranzo leggera ma nutriente, preparata dalla nostra guida e quindi ripartiamo senza gli zaini verso la cascata Mixila. Da qua si cambia ritmo, la vegetazione è così fitta che uno zaino grande sarebbe di intralcio: ci sono grandi rocce da superare, rami caduti da scavalcare e soprattutto due canyon da superare a nuoto. Bisogna fare molta attenzione a dove mettiamo i piedi ed essere presenti al 100% ma il suono della natura, dei corsi d’acqua, della fauna che canta ci tengono focalizzati nel trekking.


Il primo tuffo è pura adrenalina, l’acqua è nera e gelida, non sono nemmeno una grande nuotatrice ed ho un po di paura ma è l’unica via per arrivare alla cascata. Decido di fidarmi di me. Mi tuffo. A mia sorpresa, l’acqua mi avvolge e mi sostiene come se fosse impossibile affondare, la mia emozione in questo momento è fortissima.
Una volta tornata a casa, ho ripensato molto a ciò che questi canyon hanno rappresentato per me: sono stati un’ opportunità di mettermi in gioco, di sfidare le mie paure e dimostrarmi che i limiti sono pressoché mentali.
Sono stati dei portali, letteralmente e metaforicamente
Alla fine del secondo canyon, mi ritrovo davanti ad uno scenario fermo nel tempo che ti lascia col fiato sospeso. Siamo arrivati alla cascata Mixila. Imponente, misteriosa e raggiungibile solo a piedi. Restiamo lì tra bagni, tuffi, foto e ancora tuffi, sospesi in un paradiso fino a quando il sole, allontanandosi dal canyon, ci ricorda di tornare.

La sera sistemiamo l’accampamento vicino al letto del fiume e prepariamo il tutto per la cena. Ceneremo tipicamente brasiliano attorno al fuoco mentre raccontammo storie delle nostre avventure e scherziamo. C’è buio pesto, ma la luna piena illumina a tratti il nostro campo. Crolliamo in un sonno profondo, non dentro le tende ma distesi su dei materassini all’aria aperta sulle pietre del fiume ancora calde che ci cullano nonostante la loro durezza.
Nel cuore della notte mi sveglio di scatto, qualcuno mi sta puntando una torcia in faccia… apro gli occhi ma davanti a me non vedo nessuno dei miei compagni ma vedo lei in tutta la sua bellezza: la luna piena che sbuca per pochissimi secondi tra una una nuvola e l’altra. Mi guardo leggermente intorno, è chiarissimo e sembrano le 5 del mattino ma sono soltanto le 2… Piove leggermente, ci ripariamo ai piedi di una grande roccia che ci protegge abbastanza per rimanere asciutti. ll suono dell’ acqua ci accompagna fino all’alba.


Svegliati, visiteremo altre due cascate: una più aperta, luminosa e più accessibile, l’altra un poco più nascosta in una vegetazione che sembra uscita da Avatar. Nel contemplarla mi sento piccola e immensamente fortunata.
La ‘Cachoeira do Poçao’ (cascata del grande pozzo) è la prima attrazione che visitiamo. Non si trova molto di stante dal nostro accampamento e si raggiunge agilmente. Questo è un ottimo posto per rilassarsi perché ha un ampia piscina naturale dove poter nuotare ma anche spazi ampi per stare tranquilli ai piedi della cascata. Dopo aver contemplato questo luogo, seguiamo un sentiero che ci porta invece alla ‘Cachoeira do Capivari’. Un ultimo rapido tuffo, foto e ci prepariamo per tornare.


Rientriamo ripercorrendo la strada del primo giorno, oggi in discesa e con gli zaini più leggeri. L’auto ci porta in città.
Inizialmente è strano tornare ad avere internet sul telefono e rivedere la società. Sono passati solo due giorni , eppure ne ho percuoti molti di più. Ho vissuto questa esprerienza così intensamente e con una presenza tale che la percezione del tempo si è totalmente distorta!
La magia della natura è questa: ti fa dimenticare orari, social e ti riporta ad un ritmo antico.
Questa non è solo un’escursione, è un ritorno a qualcosa di primordiale che ci appartiene ancora, che non si può solo raccontare, si deve vedere!
